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COMUNICATO STAMPA

venerdi

23 luglio 2010

 

 

SENTENZA CHE FERISCE LA PMI

ecco come il sistema giudiziario non tutela le aziende che lavorano onestamente

 

La Corte d’Appello di Milano lo scorso mese di giugno 2010 ha accolto l’ingiunzione promossa dai commissari di Tecnosistemi SpA TlC Engineering Services in Amministrazione Straordinaria, azienda facente parte del Gruppo Tecnosistemi, obbligandoci a restituire gli incassi dalla stessa ottenuti nei periodi precedenti la sua amministrazione straordinaria applicando una norma in vigore all’epoca dei fatti (riferita come “azione revocatoria”) ed attualmente ridimensionata (fosse accaduto oggi non avremmo dovuto restituire nulla). Siamo stati condannati a restituire € 164.000 entro 10 giorni dal deposito della sentenza.

 

A nulla è valso dimostrare che gli incassi sono stati regolari, effettuati a fronte di lavoro certificato ed eseguito a regola d’arte, per il quale a nostra volta abbiamo acquistato e pagato materiali per realizzare il prodotto che questa società ha comprato da noi e a sua volta venduto, fatturato e ottenuto il relativo incasso dal suo cliente.

 

Non possiamo far altro se non quello che il giudice ci ha imposto. Questo ovviamente ci ha messo in affanno finanziario e costretto ad adottare misure temporanee di emergenza per evitare l’innesco di procedimenti negativi sulla nostra salute economica”  dichiara Renzo Bassetto Amministratore Unico di A.P.Systems 
Non avrei mai pensato che dopo 25 anni di attività, dopo aver affrontato e superato molti momenti difficili dell’economia tra cui, anche se a fatica, una crisi economica di portata mondiale come quella del 2009 che ha messo in difficoltà tutti, avremmo dovuto affrontare anche uno sgambetto giudiziario che ha tutelato ancora una volta il grande gruppo industriale moribondo a scapito della PMI sana.

ed ancora     “Nessuna tutela viene adottata nei confronti delle PMI come noi che virtuosamente e dignitosamente stanno superando la crisi economica senza ricorrere ad ammortizzatori sociali o altri strumenti che pesano allo Stato.  Eppure dell’iniquità di questo provvedimento i legislatori se ne sono accorti, provvedendo a ridurre il periodo di azione revocatoria da 2 anni a 3 mesi rispetto al fallimento; non se ne è accorto invece il giudice del Tribunale della Corte d’Appello che invece l’ha applicata come era in vigore all’epoca dei fatti e non come era al momento della sentenza. Sarà responsabilità del legislatore che non ha chiarito le regole di applicazione della nuova norma sui procedimenti in corso ? Oppure è colpa del Tribunale che non ha voluto accogliere correttamente le nostre motivazioni ? Oppure ci sono ragioni diverse  che non conosciamo?”.

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